venerdì, 13 aprile 2007
Bosco post-urbano di Burnaby, Vancouver, lato destro del Pacifico, emisfero occidentale

L'aria é fredda, pizzica il naso, e mi sento nello stomaco la pesantezza acuta dell'erba, che mi amplifica il senso interiore del tatto, del cuore che batte, dei muscoli stanchi e tirati, della sete in gola, dei legamenti.
La foresta si sveglia nel sottobosco, striscianti verdi ed esplosioni di verde, di verde e di rosa, di bianco e di verde.
Vancouver non ha cambiato dominante ma ha variato la curvatura della luce.
Davanti agli occhi sfrigolano popcorn di fiori rosa.
Oggi ho letto una poesia di T.S. Eliot.
Sento le gocce, comincia la pioggia. Il sottobosco é marcio, pesante, cé un leggero odore di fuoco di palude, l'ultimo sole dorato filtra tra i rami intrecciati.
postato da: GaiaKalho alle ore 09:07 | Permalink | commenti (3)
categoria:parole, pensieri, ricordi, incipit, canada, bosco, viaggiando, vancouver
venerdì, 13 aprile 2007
Victoria Park - generica prossimitá di Commercial Drive, pianura centrale di Vancouver, lato sinistro del Pacifico.

Beth fulmini blu abita in una piccola casa nel quartiere delle bandierine tibetane. Ha un gatto e un grande giardino e tutte le cose di una ragazza che vive da sola. Si nutre di verdure e di granaglie, di libri di poesia, poster di VanGogh, lavoretti artistici e orecchini lunghi.
Sul frigo ha le calamite con le parole, cosí:


fridge magnets   
allora noi prima di andare a vagabondare nei boschi ci mettiamo a giocare. Risultato, riportato sul solito quaderno.

 beths fridge




postato da: GaiaKalho alle ore 09:02 | Permalink | commenti (1)
categoria:parole, pensieri, poesia, ricordi, canada, viaggiando, vancouver
giovedì, 22 febbraio 2007

Stanley Park, rivolo di terra sul Pacifico, foresta pluviale del Nord

Stanley Park

mushishi forest

postato da: GaiaKalho alle ore 13:55 | Permalink | commenti (6)
categoria:pensieri, ricordi, canada, viaggiando, vancouver
giovedì, 22 febbraio 2007

Lost Lagoon, Vancouver, estrema ala sinistra del continente americano

All'ingresso di Stanley Park si apre un lago - l'autobus numero 19 ci passa sopra, via ponte - che ha un bel nome: la Lost Lagoon. Se ho capito bene, si chiama così perché certi cartografi milleottocentoci l'hanno trovato in alta marea, poi sono tornati a fare un giretto da quelle parti in bassa marea e, visto che il lago comunica con l'Oceano Pacifico e ne segue umori e sballotamenti, hanno creduto esserselo persi! Eppure il lago, più prevedibile ed affidabile nelle sue fluttuazioni di certi governi é, lost or not, ancora li.

Vancouver View

Alina, che energia a bizzeffe ma senso dell'orientamento proprio zero, l'ha cercata per ore nella foresta, la Lost Lagoon, perché le piaceva il nome, senza accorgersi che era al civilizzatissimo ingresso del parco e che ci era passata sopra con l'autobus (numero 19, sempre lui).

Alina in altalena 1

 

Alina in altalena 2

 

postato da: GaiaKalho alle ore 13:38 | Permalink | commenti
categoria:pensieri, ricordi, canada, viaggiando, vancouver
giovedì, 08 febbraio 2007

Dal diario irlandese - 16 giugno 2006

La sera mi incontra, solo poco infreddolita, di fronte alla casa di risate di Ben, al Labirinto...
Il cielo basso mi spazzola ogni pelle con incerate di nuvole basse, veloci, complicate e multicolori com una visione di Miyazaki.
La baia, che ho attraversato a piedi nudi poche ore fa, ora è uno specchio d'acqua. Sotto le dita, il fondale è sabbia scura, fanghiglia che come una ventosa agguanta le caviglie. Nel prato, i conigli indifferenti.
Nel Labirinto, i messaggi arrivano uno dietro l'altro, semplici e diretti, come fossero sempre stati lì, ad aspettarmi, piantati nell'aria tra il cielo e la terra, a diverse altezze.
Pendono, in questa cupola sospesa, innumerevoli campanelli, e sonagli, e bandiere e banderuole di ogni colore. Le sfiori col corpo e qualcuna, se bene ascolti, ti parla.

"Un bacio sulla guancia - ricordi? Ico occhi blu, alla mostra di fotografie, in un'altra vita, ad Alessandria. Uno schiaffo - ricordi? La mano grande di tuo padre, e tu a terra, sulle mattonelle fredde, davanti a te un pouf di pelle nera. La stessa guancia. E tu non sei nè bacio nè schiaffo. Sei ciò che ricorda entrambi".

E che le cose della vita che intravedi con la coda dell'occhio, prima o poi le terrai saldamente tra le mani.

postato da: GaiaKalho alle ore 15:47 | Permalink | commenti (1)
categoria:parole, pensieri, ricordi, viaggiando
giovedì, 01 febbraio 2007

Terminal City: bolla dinamica, ologramma in verde. Ti devi trovare alla fine del mondo...

lo stadio bolla

...perché se parti da qui...

skytrain

...e attraversi questo mare...

vancouver capodanno

...non arrivi mica in Giappone... arrivi in un altro posto...

 

corto

 

Ore 2.00 - caffé Downtown - lato sinistro del Pacifico

Anais Nin, da qualche parte: "il mondo diventa più piccolo, il mondo diventa più grande, a seconda del nostro coraggio".

Eppure qui - affondata tra i braccioli di una poltrona puzzolente di pelle, negli occhi la ballata del mare salato, la stessa che fa ondeggiare la luna nel golfo del Leone e il pianoforte del vecchio Nove sulle onde lunghe dell'Atlantico - mi sento piccola,  in un caffé dove il caffé fa schifo e il cappuccino, tristemente, pure.

Ma com'era grande, il tuo mondo, Corto...

 

"What were these mysteries? Was there only one world after all, which spent its time dreaming of others?""Cosa potevano voler dire questi misteri? Che in fondo non ci fosse che un mondo, un mondo solo a sognare tutti gli altri?"
Lyra Belacqua, ne "La Lama Sottile" di Philip Pullman.

 

postato da: GaiaKalho alle ore 11:51 | Permalink | commenti
categoria:citazioni, parole, pensieri, ricordi, viaggiando
martedì, 16 gennaio 2007
Saudade

"Dreams take a long time to dry up"
"Ci vuole molto tempo prima che i sogni si asciughino"
Taimi Norberg, nonna

A volte mi prendono attacchi di saudade. Karl mi chiama saudadiña.

[ Saudade is generally considered one of the hardest words to translate. It originated from the Latin word solitatem (loneliness, solitude), but developed a different meaning. Loneliness in Portuguese is solidão (a semi-learned word), from Latin solitudo. Few other languages in the world have a word with such meaning, making saudade a distinct mark of Portuguese culture. It has been said that this, more than anything else, represents what it is to be Portuguese.

Saudade is different from nostalgia (the English word, that is). In nostalgia, one has a mixed happy and sad feeling, a memory of happiness but a sadness for its impossible return and sole existence in the past. Saudade is like nostalgia but with the hope that what is being longed for might return, even if that return is unlikely or so distant in the future to be almost of no consequence to the present. One might make a strong analogy with nostalgia as a feeling one has for a loved one who has died and saudade as a feeling one has for a loved one who has disappeared or is simply currently absent. Nostalgia is located in the past and is somewhat conformist while saudade is very present, anguishing, anxious and extends into the future. In Portuguese, the same word nostalgia has quite a different meaning.]


Mi mancano odori e luci di posti che non esistono piú. La luce del Farneto d'inverno, riflessa di cristallo in cristallo in vetro. Il giallo girasole della cucina del Laberinto. L'odore di parquet rotto e polvere di cera della stanza in Via Tornitori. Lo scantinato allo zenzero di Isma. Le case, le case, le case di ieri.

 


postato da: GaiaKalho alle ore 03:30 | Permalink | commenti (1)
categoria:parole, pensieri, ricordi, casa, viaggiando
mercoledì, 20 dicembre 2006

Walking down Commercial Drive

Tavolino trasparente, allineato davanti a uno dei caffé di Commercial Drive. Un ragazzo ricciuto è lì seduto, scrive sul suo laptop (la casa è per ricevere gli amici, il bar è per stare da soli). Si fermano a salutarlo una giovane mamma allegra, con la sua bambina per mano. La bambina ha riccioli biondo-polacco, qualche ciocca tra i capelli della mamma è tinta di arancio. Il giovane sorride alla bambina, le fa un buffetto sulla guancia:
"Alice! Ma sei un pesciolino?"
"Nooo..." Alice ride
"E allora perché hai i pesciolini sul vestito?"

Io passo in quel momento, camminando veloce, la gonna gitana strofina le gambe nude, sono una ragazza straniera, passo come una nuvola. Mi fermo, mi chino, appoggio la mano a coppa sull'orecchio della bambina e sussurro, con urgenza:
"Perché sei una sirena".

 

Sitting down, Commercial Drive

Commercial Drive

postato da: GaiaKalho alle ore 04:32 | Permalink | commenti (1)
categoria:parole, pensieri, racconti, favole, ricordi, viaggiando
mercoledì, 20 dicembre 2006

"It wasn't until I lived with an italian that I started to understand that hospitality extends to oneself".

Ho cominciato a capire, vivendo con un'italiana, che il senso dell'ospitalità va esteso fino ad includere se stessi.

(Karl)

postato da: GaiaKalho alle ore 04:29 | Permalink | commenti
categoria:citazioni, parole, pensieri, ricordi, casa
giovedì, 07 dicembre 2006
Sun Yat-Sen Park, Vancouver, Canada, lato sinistro del Pacifico

... immagina una città tutta vetro e grattacieli, aria talmente fresca e pulita che sembra una lastra di ghiaccio sottilissima, lavorata fino a diventare zucchero filato e poi evaporata nell'arco di un respiro. Immagina la neve su un giardino cinese, immagina centri commerciali vietnamiti, giapponesi, indiani, coreani (eh si, da qui l'Asia è vicina, vicina, ma vicina...). Immagina strade diritte e ponti diritti e poi le montagne. Le montagne selvagge e selvatiche che cominciano qui e non finiscono fino al Circolo Polare Artico. Immagina distanze...

sun yat-sen parksun yat-sen park (1)
 
postato da: GaiaKalho alle ore 13:17 | Permalink | commenti
categoria: