L'aria é fredda, pizzica il naso, e mi sento nello stomaco la pesantezza acuta dell'erba, che mi amplifica il senso interiore del tatto, del cuore che batte, dei muscoli stanchi e tirati, della sete in gola, dei legamenti.
La foresta si sveglia nel sottobosco, striscianti verdi ed esplosioni di verde, di verde e di rosa, di bianco e di verde.
Vancouver non ha cambiato dominante ma ha variato la curvatura della luce.
Davanti agli occhi sfrigolano popcorn di fiori rosa.
Oggi ho letto una poesia di T.S. Eliot.
Sento le gocce, comincia la pioggia. Il sottobosco é marcio, pesante, cé un leggero odore di fuoco di palude, l'ultimo sole dorato filtra tra i rami intrecciati.
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